Terrorismo Mediatico, Nucleare e Tè Giapponese

Segnalo una risposta che ha scritto la sempre ottima Acilia nel suo blog a uno dei soliti articoli senza arte né parte che infestano la stampa italica. Nel pezzo, disponibile a sua volta in un link nella risposta, preconizza la morte del tè giapponese causa una sua nuova velenosità radioattiva che si sarebbe diffusa in lungo e in largo per tutto l’antico Cipango.

Mentre di solito il mio atteggiamento consiste nell’evitare di comprare stampa generalista (parliamo di giornali ritenuti attendibili come Repubblica), Acilia si fa pervadere un furor sacro e risponde fatti su fatti e dati su dati.

La risposta è visibile qui

Shee bi na’na’

Nel luglio dell’anno scorso sbarcai nella Tunisia di Ben Alì per motivi studioso-vacanzieri. In realtà eran puramente di studio, nella pratica Tunisi è una città così turistica che è difficile resistere al fascino di litigare nel suq (mercato) di bab al-bahr (Porta del Mare) e soprattutto alle volute di fumo di shisha con tabacco di tuffah (mela). Pur non essendo un fumatore mi persi ben presto, come capita a tutti gli occidentali che vanno in un qualsiasi paese musulmano, nel piacere inerte e rilassato  di sedersi su una sedia, su una panchina, su un cuscino gonfio, in riva al mare al tramonto oppure in un affollatissimo e popolaresco “bar” vicino qualche maleodorante mercato chiuso. Un piacere pigro ed edonista che spesso sono solito sentire quando mi abbandono in buona compagnia a sorseggiare qualche long jing o all’ultimo pu-er arrivato in casa. Un piacere insomma che sarebbe stato perfetto con un buon tè accanto, e difatti lo era!

 

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