Shee bi na’na’

Nel luglio dell’anno scorso sbarcai nella Tunisia di Ben Alì per motivi studioso-vacanzieri. In realtà eran puramente di studio, nella pratica Tunisi è una città così turistica che è difficile resistere al fascino di litigare nel suq (mercato) di bab al-bahr (Porta del Mare) e soprattutto alle volute di fumo di shisha con tabacco di tuffah (mela). Pur non essendo un fumatore mi persi ben presto, come capita a tutti gli occidentali che vanno in un qualsiasi paese musulmano, nel piacere inerte e rilassato  di sedersi su una sedia, su una panchina, su un cuscino gonfio, in riva al mare al tramonto oppure in un affollatissimo e popolaresco “bar” vicino qualche maleodorante mercato chiuso. Un piacere pigro ed edonista che spesso sono solito sentire quando mi abbandono in buona compagnia a sorseggiare qualche long jing o all’ultimo pu-er arrivato in casa. Un piacere insomma che sarebbe stato perfetto con un buon tè accanto, e difatti lo era!

 

Da sempre culturalmente restii (ufficialmente e nella pubblica piazza, beninteso) a socializzare con alcolici di sorta e persino col caffè (che nel medioevo ebbe la malaugurata associazione al vino presso gli Ottomani, scatenando i trambusti e gli sdegni morali simili a quelli che abbiamo al giorno d’oggi nei riguardi dell’accettazione delle droghe leggere), una volta che il tè arrivò attraverso la Persia Grande nei paesi arabi ebbe una diffusione capillare in ogni angolo della società ed ogni società aveva le sue varianti.

Il tè tunisino è profondamente influenzato da quello marocchino ed è il caratteristico Tè alla Menta (Shai bi na’na’ in arabo classico). E’ di norma un gunpowder che viene fatto bollire e tenere caldo in caratteristici Samovar, dei quali ho visto alcune vetuste (e inattive purtroppo) versioni in alcuni bar che ricordavano più un laboratorio di un alchimista che un sala da tè. Queste vecchie versioni oramai soppiantate sono infatti una rincorrersi di tubi e contenitori che possono ricordare le nostre più vecchie macchine da espresso, quelle moderne sono molto più semplici d’aspetto, ma immagino molto più efficenti.
Il tè di per sé è un verde, un gunpowder, il che non mi sembra troppo strano sapendo che questo tipo di tè viene considerato nella sua patria di una qualità scarsa e popolana e quindi economico.

Una volta che veniva versato bollente nel bicchiere,  il barista provvedeva a infilarci dentro un rametto intero di menta fresca insieme a delle generose dosi di zucchero. Il tè così sovrainfuso viene infatti molto concetrato e particolarmente amaro, ma una volta amalgamato con i due ingredienti diventa qualcosa di semplicemente delizioso. Versato in piccoli bicchieri di vetro e bevuto in quantità industriali dappertutto, specie nei piccoli bar dove il popolo va a cercare il luogo adatto ad un pigro e dolce far niente e alla fumata obbligatoria di accompagnamento.

Le varianti più preziose e golose sono quelle alla frutta secca. Il tè con le mandorle e, specialmente, con i pinoli, fanno parte di quei piccoli lussi da poco più di un dinaro che ti lasciano sempre contento quando, alla fine della tazza, ritrovi la “sorpresa” della frutta secca nel fondo del bicchiere come un bambino che dopo il cioccolato trova il giocattolo nel suo uovo di Pasqua.

Nelle inerti e afose sere d’estate di Tunisi, lo shee bi na’na’ e la proverbiale shisha diventano occasione di cordialità e d’incontro. Mentre le piazze si riempono di folla e di frenesia, questi piccoli bar si riversano con oceani di tavolini e sedie nella strada diventando pacato e rilassatissimo punto di osservazione pigro e angolo di risonanza per chiacchiere leggere e per tintinnii di bicchierini che vengono con solerzia raccimolati dal garzone addetto ai carboni delle pipe ad acqua per essere blandamente sciacquati e immediatamente riempiti nuovamente di prezioso liquido olivastro.

Un piacere diventato così carico di ricordi affezionati, che non posso fare a meno di ripetere pure nella maison dei teinomani, dove il buon Andi ha perlappunto piantato della menta che un suo amico cuoco gli aveva regalato. Anche se scambiando esperienze teistiche tra viaggiatori, si è pure radicata in casa l’abitudine del tè egiziano, di cui parlerò brevemente e a breve.

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