Presentazione – morgan

I miei primi ricordi per quanto riguarda il tè sono quelli col limone che mia mamma e mia nonna mi preparavano quando stavo male. Erano ovviamente sempre dei tè in bustina delle famigerate marche Teati, Star, Lipton… non ne andavo pazzo.
Credo che la prima svolta la ebbi mentre leggevo il libro “il salmone del dubbio” di Douglas Adams.  All’interno c’era un articolo su come fare la tazza di tè perfetta. Le istruzioni erano dettagliate, e Adams scriveva in un modo irresistibile. Volevo provarlo anche io, ma mi mancavano cose fondamentali, a partire dalla teiera, e soprattutto la materia prima: Adams consigliava assolutamente l’Earl Grey di Marks&Spencer. Dato che di Marks&Spencer non ce n’è nemmeno uno in Italia, non potevo fare niente.
Un’altra tappa fondamentale fu praticamente casuale: alla fine del 2006 un parente, di ritorno da un viaggio di lavoro in Inghilterra, portò in casa una scatola di tè bianco in bustina della Whittard of Chelsea. Me ne innamorai. Lo bevevo quasi tutti i giorni. Dopo un po’ mi decisi e ordinai altri tè Whittard dal loro sito internet. I tè erano: Altro tè bianco, del tè verde Sencha, Ceylon e Oolong. L’Oolong mi piacque particolarmente. Comprai una teiera e delle tazze. A quel tempo ero ancora abituato a bere il tè con lo zucchero. Sì, perfino il tè bianco. Fortuna che il tè era comunque quello di qualità commerciale della Whittard, per giunta in bustina… perciò lo spreco non fu troppo grave 🙂
Altra tappa del mio viaggio nel mondo del tè: una stagione di lavoro in Irlanda, insieme ad Andi. In Irlanda i Marks&Spencer ci sono, perciò riuscii ad acquistare il tanto agognato Earl Grey. Che dire, era buono! Preparato come il buon Douglas consigliava, scaldando bene la teiera, usando acqua BOLLENTE (e non “bollita”) con zucchero e con un goccio di latte (alla faccia di chi vuole sposarlo solo con il limone). Cominciai a sperimentare con le marche irlandesi di tè sfuso in foglie, comprando due miscele di Barry’s Tea (la Classic e la Green), con risultati alterni in quanto a gusto.
Più avanti, sempre in Irlanda, mi ritrovai con una coinquilina cinese, che, come ogni stereotipo di cinese, beveva sempre il tè. Il tè che beveva non l’avevo mai visto prima. Era un tè verde, arrotolato in piccole palline che con l’acqua calda si aprivano e rivelavano le foglie intere (mesi dopo scoprii il nome di questo “misterioso” tè… se non l’avete capito, era un semplicissimo gunpowder!). Un giorno le offrii di bere un po’ del mio oolong. Non vi dico la sua reazione quando mi vide versarci dentro dello zucchero… anzi, ve la dico: “WHAT ARE YOU DOING?!?” … Da quel momento, sotto la spinta di diventare un vero cinese, cominciai a bere il tè senza zucchero.
Col mio arrivo a Roma, ormai più di due anni fa, mi si è aperto un mondo. Roma è un ottimo posto per un teinomane, con diversi negozietti che vendono tè pregiati, e ogni tè nuovo assaggiato aggiunge sia esperienza sia voglia di provarne altri. Nel frattempo ho spulciato siti internet, letto libri e sperimentato un sacco con le infusioni. Ovviamente la compagnia di andi e giepi è stata essenziale: il piacere del tè raddoppia quando c’è qualcuno con cui condividere questo infuso profumato.
Basta, la presentazione vorrei farla finire qui. Anche se mi sembra di aver scritto tanto, mi rendo conto che quello che ho scritto non è altro che un “pronti, via!” all’esplorazione del mondo del tè. Centinaia di tazze sono state bevute, altre migliaia ne verranno. Spero che in questo blog troverete buona compagnia.

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